Cultura, trail e buon vino: un weekend che sa di Friuli
Dentro alla sala della Biblioteca di Nimis, con fuori i rilievi della Pedemontana che ormai si spegnevano nel buio, abbiamo fatto una cosa semplice: raccontare la mountain bike. Non solo quella che si pedala, ma quella che si vive.
La serata – alla presenza del presidente della Comunità di Montagna Natisone e Torre Antonio Comugnaro, del sindaco di Nimis Fabrizio Mattiuzza e dell’assessore Serena Vizzutti – era inserita nel programma di Cultura in Festa 2 ed è stata un viaggio, una chiacchierata lunga, fatta di domande, racconti di esperienze, ricordi, foto e visioni sul futuro, introdotta da un appassionato Giuseppe Longo.
Protagonisti, tre modi diversi di vivere la MTB, accomunati da un’unica cosa: la passione.
C’era chi la racconta da sempre pedalando e scrivendo (Paolo Sortino), chi la vive e la osserva con occhio giornalistico (Cristiano Guarco) e chi la costruisce, giorno dopo giorno, sui sentieri (Max Misdaris).

Com’era, com’è, dove sta andando
Con Paolo Sortino siamo partiti dall’inizio, prendendo spunto dal suo libro “Mountain bike sui monti del Friuli. 40 itinerari «all mountain» lungo sentieri e mulattiere dall’Arzino al Judrio“. Quando la mountain bike non era moda, non era industria, non era nemmeno così definita. Era curiosità, esplorazione, voglia di infilarsi su una mulattiera senza sapere bene cosa si sarebbe trovato o dove si sarebbe arrivati.
Abbiamo parlato di tante cose, partendo da molto indietro nel tempo, quando le prime MTB erano rigide ed essenziali, molto più simili alle gravel di oggi che alle moderne full suspension. Un “ritorno al passato” che racconta come, forse, la MTB sia sempre stata ciclica.
La nostra regione, il Friuli Venezia Giulia, terra selvatica e ricca di natura, racchiude in poco spazio una grande varietà di ambienti adatti alle due ruote: pianura, colline, prealpi e montagne. Probabilmente è proprio questo che ha spinto Paolo a scoprire questo territorio in MTB e a scrivere il suo libro. Glielo abbiamo chiesto, e la risposta ha aperto anche altri temi, come quello della condivisione.
Tema molto caro a Paolo, che attraverso il suo forum radunava molti appassionati delle ruote artigliate ben prima dell’avvento dei social. Perché la mountain bike, prima di tutto, è sempre stata condivisione sui percorsi dell’epoca.
Abbiamo affrontato tanti altri argomenti: l’evoluzione tecnica delle MTB e la “lotta fra il bene e il male”, identificata secondo alcuni nell’e-bike; ci siamo confrontati sull’origine del nome “mountain bike”, che a dispetto del termine ha molti altri luoghi dove poter essere praticata.
In questo percorso fatto di ricordi e riflessioni, la presenza del nostro amico Cristiano Guarco ha arricchito il confronto. Giornalista sportivo di grande spessore, conoscitore della MTB e dello sport outdoor in generale, nonché estimatore della Bernadia Trail Area, ci ha accompagnato lungo tutta la serata con i suoi approfondimenti, frutto della sua esperienza a livello nazionale e internazionale.

Trail Area, sostenibilità e territorio
L’ultimo argomento trattato, ma sicuramente uno dei più importanti per noi, è stato quello delle trail area.
Pedalare è facile. Costruire, mantenere, rispettare… molto meno.
Trail building, sostenibilità e promozione del territorio – temi profondamente legati tra loro – sono per noi di Maglia Nera una pratica quotidiana nella Bernadia Trail Area.
L’argomento ci ha dato anche la possibilità di presentare l’IMBA Gathering 2026, che si terrà a Nimis nel prossimo ottobre, organizzato con il sostegno della Comunità di Montagna Natisone e Torre e dei Comuni di Nimis, Lusevera e Tarcento.
La MTB 3.0, se esiste, parte da qui.
Qui si è concluso il confronto con i relatori, lasciando spazio alla parte più leggera ma non meno importante della serata: il dialogo tra i presenti, accompagnato dalla degustazione degli ottimi vini delle cantine Ronc de Val e Nimissutti.
Perché la Bernadia Trail Area è anche promozione del territorio in cui vive. E noi siamo abituati a farlo così.




Il video completo della serata per chi non ha potuto partecipare
Il giorno dopo: meno parole, più trail
Il giorno dopo si è tornati dove tutto questo prende forma davvero: sui sentieri.
Con Sentieri Aperti 2026, la Bernadia Trail Area si è trasformata – come ogni anno in questo periodo – in un punto di incontro per biker di tutti i livelli. Zero stress, zero ansia: solo voglia di pedalare insieme e condividere momenti di divertimento e comunità.

Le guide MTB di Ride & Fun hanno proposto due esperienze diverse: una per chi voleva godersi i panorami di questo splendido territorio con un tour sulle colline del Ramandolo, e una per chi cercava più adrenalina, con l’esplorazione dei trail della Bernadia.
PrimeAlps ha dovuto annullare all’ultimo momento la proposta di tour serale in e-bike con osservazione astronomica sul Monte Bernadia, a causa delle condizioni meteo.
Diverse uscite, ognuna con il proprio ritmo e la propria anima: giri esplorativi, linee più tecniche, percorsi per chi voleva semplicemente godersi il territorio.
Spazio anche a chi voleva imparare o migliorare, con un corso di guida dedicato organizzato da MTBFriuli e condotto da DreamTrails. Perché andare in bici è una cosa, guidarla davvero sui sentieri è l’altra.
E poi, come sempre, il contorno che fa la differenza:
l’atmosfera, le chiacchiere a fine giro, le bici appoggiate una accanto all’altra, i calici pieni a chiudere la giornata alla Sagra di Pro Torlano.
Perché anche questo è territorio: stare insieme, mangiare bene, raccontarsi i trail appena fatti con ancora il sudore e la polvere addosso.








Sentieri Aperti è tutto questo
Sentieri Aperti è un’esperienza che serve anche per ricordare una cosa semplice:
la mountain bike non è solo quello che fai in sella.
È tutto quello che ci gira intorno.
Potete scaricare le foto dell’evento a questo link
#ride_smile_and_finish 🚵♂️🌲






